Si è svolta venerdì 12 giugno 2026, nella splendida cornice della Sala conferenze del Castello dell’Acciaiolo a Scandicci, una serata densa di emozioni, ricordi e riflessioni dedicata a Roberto Masieri, indimenticato protagonista del rinnovamento del Volontariato a Scandicci e in tutta la Toscana.
L’evento, promosso da Humanitas Scandicci e ANPAS, ha visto una grande partecipazione di cittadini, volontari storici e rappresentanti delle istituzioni, uniti per testimoniare il valore di una comunità che non dimentica chi ha tracciato la strada. Dopo i saluti istituzionali della Sindaca Claudia Sereni e della Presidente Delia Comeni, la serata, moderata con sensibilità dal giornalista Fabrizio Morviducci, è entrata nel vivo grazie agli interventi di Mauro Bagni, Mario Pacinotti e Dimitri Bettini.
Roberto Masieri è stato per molti di noi un punto di riferimento insostituibile, un esempio di impegno concreto e visione. La sua eredità non è una pagina che prende polvere, ma vive ogni giorno nei servizi che portiamo avanti e nello sguardo che rivolgiamo al mondo.
Le radici di un impegno: dalle battaglie per gli ultimi al servizio della comunità
Per capire la straordinaria modernità di Roberto bisogna fare un passo indietro nel tempo, alle radici della sua storia. Erano gli anni in cui si cominciava a fare luce sulla drammatica situazione degli ospedali psichiatrici. Luoghi come il manicomio di Castelpulci erano considerati “l’oggetto degli scarti”, dove persone malate rimanevano ricoverate per decenni, spesso senza alcuna rete familiare o affettiva che potesse dare loro dignità e visite.
Fu proprio grazie alla sua curiosità insaziabile e un amore profondo per la vita che in quel contesto così complesso nacque un’idea nuova di volontariato: un impegno che non doveva limitarsi ai tradizionali e pur fondamentali servizi di ambulanza e soccorso, ma che doveva farsi carico dell’assistenza umana e dell’integrazione degli ultimi. All’inizio non fu facile. Roberto sosteneva le sue idee con una forza e un’autorità che potevano persino risultare difficili da accettare.
Una mente libera contro il conformismo
Chi ha lavorato e vissuto al fianco di Roberto ricorda un confronto che è sempre stato vivo e autentico. Pur non accettando facilmente critiche e suggerimenti dagli altri, Roberto aveva una straordinaria capacità di analizzare ogni aspetto della realtà in maniera diversa da quella corrente. Il suo era un rifiuto totale del conformismo. La sua elaborazione di idee e progetti disegnava un’idea di società profondamente umana e solidale, apertamente schierata dalla parte dei più fragili.
Questa sua determinazione portava con sé anche dei costi politici e personali importanti. Forse, le sue idee erano troppo in anticipo sui tempi, come è emerso chiaramente anche dagli interventi dei relatori durante la serata. Gli obiettivi di Roberto erano ambiziosi fin da subito, e per questo ha dovuto superare molte resistenze: sia quelle di un certo volontariato più tradizionale, sia quelle di chi temeva di perdere piccole posizioni di potere di fronte all’ampliamento della partecipazione democratica. Ma i risultati non sono mancati. Questo rinnovamento è stato possibile grazie alla lungimiranza di tanti volontari storici dell’Humanitas Scandicci, figure come Vittorio Dolfi, Mario Del Ventisette o Romano Manetti, che compresero immediatamente come quelle nuove idee, apparentemente dirompenti, avrebbero portato allo sviluppo e alla crescita dell’intera associazione.
Le mille direzioni di una visione che continua
Ancora oggi il ruolo del nostro associazionismo sta crescendo, e le radici di questo successo affondano nelle intuizioni di Roberto, che ha saputo spingere l’associazione in tantissime direzioni diverse:
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La qualificazione del soccorso tradizionale: dai primi corsi di primo soccorso alle guardie mediche a bordo, fino al progetto pionieristico delle ambulanze appositamente attrezzate (il progetto “Pinzani”) nate a Scandicci e poi estese altrove, stringendo anche uno storico e fondamentale rapporto con il servizio di rianimazione di Careggi.
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L’ampliamento al sociale: l’apertura ai campi delle attività per la terza età e la nascita della Protezione Civile.
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La formazione e i giovani: la nascita dei campiscuola, i pionieri, le feste del volontariato nate per avvicinare sempre più persone, soprattutto le nuove generazioni, al movimento.
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L’orizzonte internazionale: la collaborazione con i livelli nazionali, per portare aiuti all’estero e gli incontri con le organizzazioni internazionali del volontariato.
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La memoria storica e la cultura: il recupero della storia delle associazioni, il legame con il movimento operaio e le Società di Mutuo Soccorso, i convegni storici e la nascita del giornale “Volontariato Democratico”, uno strumento fondamentale per formare e diffondere nuovi progetti, mantenendo sempre un confronto aperto e costruttivo anche con le associazioni di matrice cattolica.
Abbandonare il conformismo, progettare il futuro senza mai dimenticare gli ultimi. Questo ci ha lasciato Roberto Masieri. E questo, ogni giorno, cerchiamo di onorare stringendo la mano di chi ha bisogno, proprio come ci ha insegnato lui.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che continuano a rendere viva la sua memoria.


